Diario di cantiere.

Quadernettismi

Guardo il quadernetto nuovo, bello e costoso. Ovviamente è intonso, però è bello. Ancora una volta ha vinto l’apparenza fumosa. Penso a tutte le opportunità che avevo e che ho lasciato e a tutte le idee abbozzate, rimirate e abbandonate. Il quadernetto sarebbe come me, se fossi bello come lui.

Precipitevolissimevolmente.

Cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo, cazzo.

L’8 gennaio cala lo zucchero.

Da domani mattina solo due cucchiaini di zucchero, con l’intento di calare progressivamente e arrivare a uno.
Caffè lungo americano, ok, ma basta con i quattro cucchiaini che fanno male al mio futuro.
L’esagerazione con lo zucchero è un chiaro segno della mia pigrizia: la dolcezza è facile, piatta, ma immediata.
Da domani voglio accorgermi delle sfumature di gusto.

In Svizzera s’introducono i minuti contati.

In macchina [vicino a Zurigo] si sta discutendo di storie d’amore, di alcune che sono appena iniziate e di alcune che ormai durano da anni, addirittura sette.

Penso che sei mesi con una persona sembrino un’eternità e mi chiedo come non far diventare il rapporto una abitudine scontata. Come si fa a non farsi continue domande sulla bontà della relazione? È possibile abbandonarsi alla certezza e scansare i dubbi? È giusto? Esistono alternative?

Poi io lo so come sono fatto: non riesco a convincermi che non serve fare domande e che non servono conferme su conferme. Doversi fare interprete della volontà altrui può diventare estremamente logorante e di certo porta ad una profonda insicurezza. Allora basta.

Basta con tutta questa necessità di rassicurazioni, che sennò non si sta mai sereni. Però, siccome le parole sono fumose, il proposito deve essere arrosto e quindi l’idea è di ridurre al minimo (5 minuti ogni due giorni) l’auto-riflessione sull’andamento del tal rapporto con la tal persona. Le cose vanno avanti anche se non si continua a pensare che potrebbero finire, a come potrebbero finire, a perché dovrebbero continuare. I muri fatti bene stanno su anche senza i puntelli, sono anche più belli.

I cinque minuti di oggi e domani sono passati, se ne riparla lunedì.

Cos’è sta roba.

È la fine dell’anno, del decennio, e l’idea è che siccome non mi piace come stanno andando le cose, vorrei fare dei cambiamenti. Lo so che non serve aspettare l’inizio dell’anno nuovo, lo so che sto facendo tutta sta roba (il tumblr e le scenate) spinto dal furore del momento, piuttosto che da una riflessione esistenziale (quando mai ne ho fatte?), però è così e magari sta volta ottengo pure qualcosa. Qui annoterò tutti i piccoli cambiamenti che, in teoria, mi dovrebbero portare verso chissà dove… basta muoversi.